È degli occhiali a specchio che dobbiamo diffidare…

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Uso consapevole della masherina

Parliamo della mascherina. Non mi voglio inerpicare sulla interminabile disquisizione a proposito della sua efficacia in termini di prevenzione del contagio, perché fior fior di Colleghi si sono già espressi, con opinioni spesso contrastanti. NON È QUESTO IL TEMA di cui voglio parlare. Come altre volte ho sottolineato nei precedenti articoli, se qualcosa ci coinvolge tutti o quasi come umanità, non serve a nulla ribellarsi, fare rivoluzioni in piazza, urlare al complotto cercando un cattivo a cui addossare la colpa. La “colpa”, sempre che esista, ci riguarda tutti, chiamiamola responsabilità. Di fronte ad un evento planetario dobbiamo cercare di capire quale messaggio la natura sta cercando di dare all’umanità intera.
C’è qualcosa che dobbiamo comprendere di noi stessi attraverso questa esperienza, che cosa? La risposta mi è arrivata immediatamente, così come la quarantena ci ha senza dubbio invitato a guardarci dentro, a rallentare fortemente i nostri ritmi, a stare in silenzio etc (vedi post), così la mascherina ci vuole indicare un nuovo modo di comunicare, un modo più profondo, più vero e puro, attraverso gli occhi. Siamo abituati ad inondarci di parole a vicenda spesso convinti di dire la verità, ma come ormai dimostrato dagli studi psicologici, a parole si mente anche senza volerlo perché le fandonie le raccontiamo anche a noi stessi attraverso le nostre proliferazioni mentali. Con gli occhi non si mente, come diceva Leonardo da Vinci: “gli occhi sono lo specchio dell’anima” ed anche la medicina cinese questo concetto lo conosce bene da migliaia di anni, infatti si dice che negli occhi si esprime lo shen (parola che sarebbe meglio non tradurre, ma che si può intendere come anima, scintilla divina, spirito).

Concludo con una frase del grande regista Alfred Hitchcock: “I dialoghi devono essere un aspetto del sonoro come tutti gli altri, un semplice suono emesso dalle bocche dei personaggi, i quali raccontano la storia in termini visivi attraverso lo sguardo”.

Cominciamo da subito a raccontarci la nostra vera storia con gli occhi, diamo valore al silenzio, allo sguardo interiore e allo sguardo profondo nell’universo del nostro interlocutore. Usiamo la voce il meno possibile e solo per bene-dire.

ESERCIZIO IN PRATICA: Scriviamo ogni giorno su un diario cosa abbiamo imparato di noi e le emozioni che abbiamo provato guardando l’altro negli occhi e parlando meno, cercando di ascoltare i suoi occhi. Dopo una settimana valutiamo il nostro livello di felicità.


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