“Fuori dalla gabbia! Vogliamo vivere!”

In quarantena il

… Siamo sicuri che non eravamo più ingabbiati prima di questa esperienza?

 

In questi due mesi passati ho sentito molti lamentarsi del confinamento perché: “vogliamo vivere!”

 

Ma siamo sicuri che quella di prima, prima della quarantena, fosse vita? O era più uno stordirsi con eventi sociali a ripetizione, mille impegni, aperitivi… che ci distraevano dalla vita vera, cioè quella che avviene dentro di noi e che parla con voce sottile?

 

A chi prima a chi dopo, ma a tutto il mondo, è stato chiesto di stare a casa, di stare fermo…

 

In un’ottica del tutto egoistica questa è una prigione, in un’ottica più ampia questa è la liberazione per animali, pesci, alberi, mare, aria…. e in realtà anche per l’uomo, che si era da solo rinchiuso in una gabbia, una gabbia sociale che lo teneva occupato e lontano dall’immensità che ha dentro di sé.

Molti hanno colto l’invito in questi strani giorni… molti hanno finalmente avuto il tempo per esplorare questa immensità, non lo hanno sprecato in lamentele, hanno lasciato che l’acqua, adesso non agitata, permettesse loro di vedere il fondo. È vero, il fondo può anche spaventare o non piacere, ma chiediamoci se veramente vale la pena di tornare alla vita frenetica che facevamo prima, per agitare di nuovo le acque e non vedere cosa c’è. Chiediamoci se invece non sia meglio tuffarsi in quest’acqua limpida senza il timore di incontrare i nostri mostri…

 

Vogliamo vivere? Vivere è “accogliere” e cercare di capire il messaggio profondo che l’universo ci vuole dare, opporsi agli eventi così come si presentano non è voler vivere, ma rifiutare le cose che accadono, quindi, è rifiutare la vita, perché la vita è fatta anche di cose che non vanno come avevamo programmato. 

 

Come ho già scritto in un altro post, quello che abbiamo ricevuto è un messaggio molto semplice: FERMATEVI!

 

Se non lo abbiamo ancora fatto, cerchiamo di accogliere il prima possibile il gentile indizio che la natura ci sta dando con voce delicate, ma ferma e chiara. Essere amorevoli e accoglienti non è un atto di debolezza o di sottomissione, ricordiamoci Gandhi.

 

Non avveleniamoci a vicenda con le lamentele e recriminazioni, vi prego. Meditiamo, leggiamo bei libri, guardiamo video formativi (veri), balliamo, facciamo yoga, cantiamo, impariamo una lingua… I social si sono riempiti di eventi interessanti e di corsi gratuiti oltre che di accuse e di lamentele. Guardiamo al bello per fare di questa esperienza un’esperienza di crescita. Anche, e soprattutto, adesso che alcune catene sono state sciolte…

 

Siamo stati e siamo ancora distanti solo fisicamente, ma interiormente, se lo riusciamo e vedere, non eravamo mai stati così vicini, tutti insieme, tutto il mondo, tutta l’umanità unita nella stessa impresa.

 

PS Voglio aggiungere che la quarantena ha abbattuto il numero di contagi e di accessi in ospedale, quindi ha funzionato e cerchiamo di farla funzionare ancora, perché non siamo completamente fuori dall’emergenza. Questa è la fase più delicata.

 


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