La mia prima quarantena

In quarantena il

Oggi 23 aprile siamo esattamente ad un mese e mezzo dall’inizio della quarantena. Mi guardo indietro e mi sembra che sia passata una vita. Perché mi annoio? No, affatto, perché in questo mese una vita è passata, la vita di prima non c’è più, c’è una vita diversa, c’è una persona diversa.

Quando le cose cambiano intorno a noi, voler rimanere uguali non sarebbe utile né comodo, sarebbe uno sforzo che non ci conduce da nessuna parte. In barca a vela se il vento gira è inutile, oltre che pericoloso, ostinarsi a mantenere lo stesso assetto, o cambi rotta o adatti le vele.

Così nella vita.

 

Questa esperienza è una delle più importanti della nostra vita, non sprechiamola in angosce e in rabbia. È un’esperienza che può farci fare un’evoluzione individuale e di massa, quello che Gurdjeff definiva shock addizionale. Tutte le esperienze forti hanno questo potenziale, non facciamocele scivolare dalle mani. Come si fa? È di una semplicità imbarazzante: non opporti al vento, adatta le vele o magari cambia rotta, non indugiare a lungo sul pensiero avversativo, “perché è così, non voglio che sia così, vorrei che fosse diverso”. Purtroppo o per fortuna (per esempio dal punto di vista degli animali e della natura)… È così e non è lamentandosene tutto il giorno che la cosa si risolve. Si risolve se siamo capaci di coglierne l’invito. Cercare di chi è la colpa del cambio di vento o desiderare che il vento spiri di nuovo da dove spirava prima non farà andare la nostra barca più veloce. Cambiare rotta o adattare le vele, sì.

E magari sarà grazie alla nuova rotta che potremo trovare ciò che veramente ci rende felici.

 

In questo mese ho fatto moltissimi cambiamenti, ho rallentato del 90% i miei ritmi, ho smesso di viaggiare di continuo, finalmente ho trovato il tempo per scrivere, per organizzare un corso che avevo in mente da molto tempo, per rimettere in ordine il computer, l’armadio, imparare meglio lo spagnolo…

 

E voi? Raccontatemi cosa avete fatto…


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